EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

La Generazione Z e la paura del futuro, tra disincanto e senso di impotenza

Uno studio racconta come la Generazione Z viva il futuro tra pessimismo, paura dei rischi e difficoltà a immaginare il cambiamento

La Generazione Z e la paura del futuro, tra disincanto e senso di impotenza

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Dalla pandemia ai social media, perché molti giovani percepiscono il mondo come un luogo insicuro e difficile da trasformare

Crescere in un mondo iperconnesso non significa necessariamente sentirsi più sicuri. Anzi, per molti giovani della Generazione Z il presente appare fragile e il futuro carico di incognite. Una recente ricerca statunitense racconta una generazione che osserva la realtà con sospetto, tra timori diffusi, perdita di fiducia e una crescente difficoltà a immaginare il cambiamento come qualcosa di possibile.

Una generazione cresciuta tra crisi e incertezze

I cosiddetti nativi digitali, nati a metà degli anni Novanta, hanno attraversato fasi storiche segnate da eventi globali complessi. Secondo uno studio coordinato da Gabriel Rubin, esperto di Giustizia e diritti umani alla Montclair State University, molti giovani della Generazione Z descrivono il mondo come un luogo minaccioso, dominato da rischi e instabilità. La ricerca, basata su oltre cento interviste nel Nord-Est degli Stati Uniti, mostra come il senso di insicurezza sia diventato un tratto ricorrente nel modo di guardare alla realtà.

Dal desiderio di cambiare al pessimismo diffuso

Uno degli aspetti più significativi emersi riguarda l’evoluzione dell’atteggiamento nel tempo. All’inizio del percorso di ricerca, nel 2022, prevaleva una visione più fiduciosa. Con il passare dei mesi, però, l’ottimismo ha lasciato spazio a una percezione più cupa. Come osserva lo stesso Rubin, “con il tempo si è diffusa la sensazione che apportare cambiamenti sia estremamente difficile”. Crescono così le paure legate alla perdita dei diritti, alla criminalità e alle discriminazioni, alimentando un clima di disillusione.

Il peso della pandemia e il cinismo che avanza

Il lockdown e le restrizioni legate al Covid-19 hanno lasciato un segno profondo. L’isolamento, l’interruzione delle relazioni e l’incertezza prolungata hanno contribuito a rafforzare un atteggiamento cinico, soprattutto rispetto alla possibilità di incidere sul corso degli eventi. Il futuro viene spesso percepito come già compromesso, in particolare su temi globali come il cambiamento climatico, considerato un problema troppo grande per essere affrontato in tempi brevi.

Una percezione del rischio senza sfumature

Un altro elemento chiave riguarda il modo in cui la Generazione Z interpreta il concetto di rischio. Dalle interviste emerge una visione polarizzata: le situazioni sono vissute come totalmente sicure oppure completamente pericolose. Manca, secondo il ricercatore, la capacità di collocare i rischi lungo uno spettro di possibilità, valutarli e gestirli. Questo porta a una sensazione costante di allarme, come se il pericolo fosse presente ovunque.

Social media, diritti e paure economiche

Tra i rischi più citati compare la sovrabbondanza di informazioni provenienti dai social media, percepita come fonte di confusione e ansia. A questo si aggiungono le preoccupazioni per le discriminazioni, i diritti degli immigrati, la sicurezza economica e la criminalità. La ricerca segnala un impatto particolarmente forte sulle giovani donne, spesso più sensibili alle incertezze legate ai diritti di maternità e alla tutela del proprio futuro.

Quando il rischio nasce dall’interno

Un dato finale merita attenzione: la percezione del rischio non sembra dipendere solo dalle condizioni esterne. Al contrario, emerge come il senso di insicurezza abbia una forte componente interna. È il modo in cui il mondo viene interpretato, più che la realtà oggettiva, a influenzare il livello di paura. Un aspetto che apre interrogativi importanti sul ruolo dell’educazione, dell’informazione e della capacità di costruire strumenti critici per affrontare la complessità.


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16 Dicembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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