EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
C’è un punto, nel percorso di ogni artista, in cui la tecnica incontra la cura, e il gesto diventa ascolto. È lì che si posiziona il Prof. Pierluigi Berto, in quello spazio sottile dove l’arte non è solo rappresentazione ma responsabilità, e dove insegnare non significa trasferire nozioni, bensì aprire mondi. La sua presenza nel Calendario dell’Avvento dell’Arte a Blocco 13 si inserisce proprio in questa dimensione: un appuntamento che non mostra soltanto un’opera, ma un modo di abitare l’arte.
Il cavallo che guarda oltre il tempo
La piccola tavola dedicata al cavallo di Ippolito, realizzata durante una lezione ai Musei Vaticani, è un frammento di quella ricerca che anima il suo lavoro. La sanguigna, con i suoi toni vivi e le vibrazioni del gesso, restituisce un animale che sembra emergere dall’ombra della storia per affacciarsi al presente. Berto non copia: interroga. La mano segue la forma, ma l’occhio ascolta la memoria che la scultura custodisce. È in questo dialogo silenzioso che il passato torna a farsi carne, gesto, respiro.
La lezione come incontro
Chi lo osserva lavorare con gli studenti coglie subito la differenza: l’insegnamento per lui non è mai verticale. Nei workshop dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dentro le sale del Gregoriano Profano, non si parla di “metodo” ma di presenza. L’antico diventa una soglia, non un modello da replicare. L’artista affianca i giovani senza sovrastare, mostrando che la disciplina non è costrizione, ma libertà costruita con pazienza. Questa è forse la sua firma più riconoscibile: la capacità di educare senza imporre, di guidare senza dirigere.
La profondità delle piccole cose
L’opera scelta per questo dicembre è di dimensioni intime, quasi un appunto visivo. Eppure proprio in questa scala si rivela la sua grandezza. Berto sa che il dettaglio è un mondo, che un frammento può raccontare più di un’ampia scena, e che un volto, una criniera, un’ombra trattenuta sulla carta possono aprire racconti che nessuna parola riuscirebbe a eguagliare. La sua arte nasce da una dedizione rara: un equilibrio costante tra rigore formale e sensibilità emotiva.
Il dono fatto agli studenti
Molti giovani che hanno lavorato con lui ricordano un momento preciso: l’istante in cui, guardando un’opera antica, hanno capito che stavano davvero “vedendo” per la prima volta. Non osservando, non copiando, ma vedendo. È questo il dono che Berto offre: uno sguardo capace di attraversare il tempo, di percepire la densità di ciò che sembra immobile. È un insegnamento che resta, perché nasce da un ascolto reciproco. E perché porta con sé un messaggio semplice ma rivoluzionario: l’arte richiede tempo, e il tempo è una forma di amore.
Un artista che restituisce ciò che ha ricevuto
Nel presentare la sua opera a Blocco 13, l’artista sembra chiudere un cerchio. Quello che insegna ogni giorno nelle sale dei musei prende forma nella sua pratica personale; ciò che trasmette ai giovani ritorna nella sua mano, come una eco che si fa immagine. In un mondo che spesso chiede velocità, Berto sceglie la lentezza, la cura, la precisione. E in questa scelta si rivela la sua profonda identità: un autore che non percorre l’arte come un sentiero solitario, ma come un luogo condiviso, attraversato da memorie, allievi, esperienze e sguardi.
Un dicembre che si apre come una finestra
Nel flusso delle micro inaugurazioni di questo particolare Avvento artistico, l’opera di Berto risplende come un momento di quiete. Una piccola finestra che si apre non solo su un disegno, ma su un modo di stare nel mondo. Ogni tratto, ogni sfumatura, ogni rilievo racconta una scelta, una visione, una gentilezza del fare. È un invito a rallentare, a sentire, a riconoscere che l’arte non è un gesto improvviso, ma un incontro che continua a crescere.
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www.pierluigiberto.com
12 Dicembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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