EDITORIALE DELLA FONDAZIONE

NEMI, IL PICCOLO PAESE DELLE FRAGOLINE DI BOSCO

Uno dei borghi più belli d’Italia

NEMI, IL PICCOLO PAESE DELLE FRAGOLINE DI BOSCO

Condividi

Andai per la prima volta a Nemi, un paesino all’interno del Parco regionale dei Castelli Romani (circa
2000 abitanti, il secondo più piccolo dopo Colonna) esattamente 30 anni, e rimasi colpita dal borgo
che si affacciava sul lago omonimo, non solo perché era la prima volta che uscivo con il mio
compagno di vita, ma anche perché tra vicoli, panorami e caratteristiche del posto mi sono trovata
in un vero gioiello a pochi passi da Roma.

In quel periodo ero attratta più dai luoghi dimenticati e in rovina (Canale Monterano, Antuni, Castel
di Tora, Rocchette) che ai borghi, il cui interesse nacque proprio in quella circostanza, e sapere che
oggi Nemi è stata inserita tra i borghi più belli in Italia mi riempie di gioia.

Nemi, il cui nome viene dal latino nemus (bosco), nell’antichità faceva parte di Aricia, città latina che
si dice essere stata fondata da Ippolito detto Virbio, figlio di Teseo, il fondatore di Atene, oppure dal
comandante siculo Archiloco.

Era famosa perché sulle sponde del lago si trovava il Tempio di Diana Aricina o Nemorense, la dea
non solo della caccia ma anche dei boschi e della fertilità, e il Santuario era un importante luogo di
culto dei Latini, specie dopo la distruzione di Alba Longa, e tale rimase almeno fino all’avvento del
Cristianesimo.

Oggi, anche se ci sono progetti che ne prevedono il recupero, del tempio vediamo una parete di
grandi nicchioni, una parte del pronao con un altare votivo e alcune colonne; i mosaici sono visibili
tramite una copertura sintetica lacerata… gran parte dei reperti rinvenuti durante gli scavi
(soprattutto statue) si trovano sparsi nei musei d’Europa, oppure nel Museo delle Navi Romane e
nei musei romani di Villa Giulia e delle Terme di Diocleziano.

Sempre durante gli scavi nel 1927-32 furono portate alla luce due navi romane affondate nel Lago
di Nemi, commissionate, sembra, dagli Imperatori Tiberio oppure Caligola.

Proprio in merito a quest’ultimo, una leggenda, iniziata nel I secolo e proseguita durante tutto il
Medioevo, racconta di due gigantesche navi fatte costruire da Caligola in onore della dea egizia Iside
e della dea Diana, veri e propri palazzi galleggianti, ricche di sfarzo e custodi di tesori, che venivano
utilizzate dall’Imperatore per sostare sul lago, per viverci e per simulare battaglie navali; alla morte
di Caligola il Senato romano, di cui era nemico, ordinò la distruzione di tutte le sue opere, comprese
le due navi che furono sepolte sul fondo del lago.

Una volta recuperate, le navi furono portate nel Museo delle Navi Romane, costruito lì vicino
appositamente per custodirle.

Il museo in realtà è un doppio hangar di calcestruzzo, con grandi vetrate e un tetto da cui godere un
panorama del lago dalla sponda, ma in modo rialzato.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, un bombardamento causò l’incendio che distrusse le due navi
ed è per questo motivo che oggi, dopo un lungo periodo di chiusura, possiamo vedere solo i modellini
in scala 1:5, in attesa della realizzazione di un progetto che prevede la ricostruzione di una nave che
sarà ancorata nel lago, davanti al museo, e sarà oggetto di esperienze scientifiche, di visite guidate,
ospiterà spettacoli, mostre e concerti.

Saliamo a Nemi: il paese vero e proprio nacque solo nel Medioevo, dopo che attorno al IX secolo fu
edificato il Castello della famiglia dei Conti di Tuscolo, che oltre alla comunità agricola che viveva
nella valle del lago, si impadronì della zona più elevata che dominava e controllava tutto il lago e la
fortificò per renderla inattaccabile: era la “castrum nemoris”, ovvero la “cittadella del bosco”, a cui si
unirono anche i contadini e i pescatori che vivevano sparsi nella valle, fino a creare la parte più
antica di Nemi, la “Pullarella”.

Decaduti i Conti di Tuscolo, oltre ai monaci cistercensi prima e alla famiglia Annibaldi dopo, ci furono
varie famiglie tra cui i Colonna a contendersi la proprietà dei feudi di Nemi, per finire con i Braschi.
Nemi è stato a lungo uno dei paesi più appartati dei Castelli Romani, per via dell’abbandono della
via postale tra Roma e Napoli (simile al tracciato dell’attuale Via del Laghi).

Tuttavia, la posizione pittoresca del centro abitato con il suo lago e i suoi boschi attirò numerosi
visitatori stranieri che nel XIX secolo lo fecero di nuovo conoscere come luogo turistico: Barthold
Georg Nieburg (storico e politico tedesco), Charles Gounod (compositore francese), Charles Didier
(scrittore, poeta e viaggiatore svizzero), Massimo D’Azeglio (politico, patriota, pittore e scrittore
italiano) e James Frazer (antropologo e storico delle religioni scozzese).

Ma torniamo al borgo a strapiombo sul lago più antico di Roma: all’ingresso del paese, troviamo il
Santuario del Santissimo Crocifisso, già Chiesa di Santa Maria di Versacarro, fondata nel 1637 da
uno dei Signori di Nemi, il marchese Mario Frangipane, per ospitare i francescani di Genzano.

Nel 1669 venne esposto un Crocifisso ligneo, opera di Vincenzo Pietrosanti, e la tradizione dice che
fu trovato miracolosamente compiuto, motivo per cui da allora la chiesa si chiamò "Santuario del
Crocifisso".

A fianco della chiesa, si apre un magnifico giardino chiamato il “Roseto di Nemi” chiuso da un lato
dalle mura del convento, da cui si può godere di un primo stupendo panorama verso il lago.

Alla fine della via principale (Corso Vittorio Emanuele), sulla piccola ma caratteristica piazzetta del
borgo, troviamo Palazzo Ruspoli risalente al Medioevo e costruito per volere dei Conti di Tuscolo.

L’edificio, nonostante alcuni anni fa furono effettuati lavori di restauro, non è valorizzato come merita
(molte sale interne sono in abbandono) ma esternamente rimane di grande impatto.

Dopo il grande arco sotto Palazzo Ruspoli si raggiunge la cosiddetta “Terrazza degli Innamorati”,
una sorta di balconcino dove si può ammirare il lago da una prospettiva diversa e più amena. Da qui
si può scendere lungo un percorso comodo che attraversa fontane, alberi di leccio fino ad arrivare
presso un’altra magnifica terrazza con vasi, una fontana, aiuole e un bar. Superbo il panorama e la
suggestione del luogo.
Il resto del paese si sviluppa verso l’alto e ci si può inoltrare tra i vicoli ed entrare nella
cinquecentesca Chiesa di Santa Maria del Pozzo edificata su una preesistente cappella.

Nel punto più alto del paese si trova il Belvedere Ceyrat, nome che deriva dalla località francese
dell’Auvergne con cui Nemi è gemellata dal 1989.

La vista si allarga dai tetti di Nemi al lago vulcanico ed al mare ed in estate si può ammirare da qui
il fenomeno detto delle “tre lune”: la luna si rispecchia dal cielo nel mare e nel lago.

Un tempo vi si accedeva solo dall’ingresso del castello: parliamo della Pullarella, cioè quel che resta
dell’originario borgo medievale, nome che per alcuni deriva dal fatto che il Palazzo simboleggiava la
chioccia e le case retrostanti i pulcini, per altri invece sarebbe per via della presenza di galline e
quindi di una “pulla”.

Altri monumenti da vedere sono del maestro Luciano Mastrolorenzi, la Fontana della Medusa, del
2008, che è stata ispirata dalla decorazione di bronzo della parte terminale delle travi delle due navi
ritrovate sui fondali del lago e la Statua della Grande Madre Terra, donata nel 2012, che attesta il
legame diretto con il passato e con i culti ancestrali che caratterizzavano la religiosità dei popoli
locali, assimilando le divinità femminili di Diana Nemorense e la Madonna di Versacarro.

Infine, ci sono le fontane della Dea Diana in piazza Roma e la Fontana dei Leoni, realizzata nel
1951, che deve il suo nome alla forma delle due bocche da cui esce l’acqua; nella parte alta del
borgo ci sono due fontanili, un tempo importante luogo di aggregazione per la popolazione di Nemi,
e la Statua di Caligola, che si trova all’angolo tra il corso e Piazza Umberto I.

Lungo la strada principale e sulla piazza principale, ci sono botteghe di artigiani e di prodotti
enogastronomici, come le famose coppette di pasta frolla, crema e fragole, dolce tipico di Nemi.
E qui arriviamo anche ad uno dei motivi per cui Nemi è conosciuta ovunque: una delle prelibatezze
di Nemi sono le fragoline di bosco che, secondo la leggenda, nacquero dalle lacrime versate da
Venere per la morte di Adone, poi trasformate in cuori rossi. Pare che queste fragole avessero dei
poteri, come quello di allontanare i serpenti presenti nei boschi.

Quelle di Nemi sono fragole dal colore vivace e dal sapore intenso e vengono utilizzate per diversi
tipi di prodotti locali tipici come dolci, tortine, confetture, il liquore fragolino e persino per la birra.
Vengono raccolte tra maggio e ottobre e proprio all’inizio di questo periodo viene svolta la Sagra
delle Fragole, la cui prima sagra documentata risale al 1922.

Di fragole nemorensi canta una famosa canzone in dialetto romanesco ‘Na gita a li Castelli di Franco
Silvestri (1926), portata al successo da Ettore Petrolini.

Da alcuni anni accanto alla Sagra delle Fragole si tiene la Mostra dei Fiori, al termine della quale il
fioraio vincitore riceve la Fragola d’Oro, ovvero una fragola ricoperta d’oro tramite bagno galvanico.
Solitamente, la Sagra delle Fragole è tenuta la prima domenica di giugno, e prevede la tradizionale
sfilata di carri decorati con fragole che attraversano le vie principali di Nemi.

La piazza centrale si trasforma in un mercato all’aperto. Gli agricoltori locali offrono fragole fresche,
marmellate artigianali e prelibatezze a base di questo delizioso frutto.

Chef rinomati preparano piatti unici, mescolando abilmente la dolcezza delle fragole con altri
ingredienti tipici della tradizione culinaria laziale, con primi piatti sfiziosi, secondi di cacciagione e
ovviamente dolci.

Il tutto accompagnato da spettacoli musicali, rievocazioni storiche e balli folcloristici, con la sfilata
delle “Fragolare”, le ragazze del borgo che per l’occasione indossano l’antico costume tradizionale
con gonna rossa, bustino nero, camicetta bianca e mandrucella di pizzo in testa… una festa per la
gioia di grandi e piccini.


Condividi

Marzo 2024 © Maria Teresa Protto

PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

Fondazione Premio Antonio Biondi

Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
Fondazione terzo settore
C.F. 92088700601
segreteria@

IBAN:
IT18I0529714801CC1030072196
BIC: BPFRIT3FXXX


Precedente

Esplora l'arte letteraria anche nel digitale, condividi conoscenza, nutri la tua mente.

sezione ebook

meno carta più ambiente, una scelta sostenibile

sezione ebook
Archivi della fondazione
Le molteplici attività della fondazione rivolte a promuovere e sostenere la cultura e la creatività nel territorio del Lazio
__

Fondazione Premio Antonio Biondi
PANTAREI editoriale della Fondazione Premio Antonio Biondi

 

altra lingua

Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
Fondazione terzo settore
C.F. 92088700601

segreteria@fondazionepremioantoniobiondi.it
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore - RUNTS Lazio
Privacy & Cookie Policy

© Fondazione Premio Antonio Biondi.   Tutti i diritti sono riservati.
Credit grippiassociati ICT Creative