EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Sul palco dell’assemblea di Noi Moderati, la segretaria generale Daniela Fumarola e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini si fronteggiano in un dialogo che è insieme confronto e corteggiamento istituzionale. La leader della Cisl lancia la proposta con un sorriso, ma il contenuto è tutt’altro che leggero: un nuovo “patto sociale”, un percorso condiviso per far crescere il Paese. Ed è lì, davanti alla platea, che la domanda diventa inevitabile: Orsini è pronto a firmarlo?
Imprese e lavoratori, un’unica direzione
L’intervento del presidente degli industriali è netto. Per lui, tutela dell’impresa e tutela del lavoratore non sono realtà contrapposte, ma dimensioni della stessa missione. “Imprese e sindacati sono la stessa cosa”, ripete più volte. La crescita non si fa da soli, sottolinea, e il Paese ha bisogno di una visione condivisa, di responsabilità reciproca, di uno sguardo che superi l’emergenza e costruisca stabilità.
Un patto sì, ma come chiamarlo?
La leader della Cisl è pronta. Lo dichiara senza esitazioni: “Noi prontissimi”. Ma, mentre invita Orsini a dire pubblicamente che è disposto a lavorare per un “patto della responsabilità”, si concede una punta di ironia. Il termine “patto”, racconta, sembra quasi non riuscire proprio a uscire dalla bocca del presidente di Confindustria. Lei scherza, sì, ma la questione è seria: dietro le parole c’è il bisogno di costruire un metodo stabile, una nuova stagione di relazioni industriali capaci di reggere le sfide di oggi.
Le differenze interne e il nodo del salario minimo
Il confronto non è privo di divergenze, né all’interno delle parti sociali né tra i diversi sindacati. Fumarola lo dice chiaramente: ci sono sensibilità diverse, e non tutti hanno la stessa posizione su temi come il salario minimo. La Cisl ribadisce la propria contrarietà a un salario minimo legale, aggiungendo che il percorso verso una grande alleanza non può ignorare queste differenze.
La piazza del 13, a Santi Apostoli, sarà il simbolo di questa volontà: ripartire dalla manovra per lanciare un’idea più ampia di collaborazione, capace di mettere al centro il lavoro come chiave di ogni politica sociale.
Un richiamo all’accordo del 1993
Il riferimento storico non è casuale. L’accordo del 1993 rappresenta ancora oggi una delle stagioni più significative del dialogo tra Stato, imprese e sindacati. Per la Cisl, questo potrebbe essere il momento per riprendere quello spirito: analisi condivisa della realtà economica, responsabilità e un obiettivo comune, far crescere il Paese.
La produttività ristagna, i salari non decollano, le condizioni sociali cambiano rapidamente. Perché non stringere davvero una nuova alleanza? È la domanda che la leader sindacale rilancia sul palco, chiarendo che dal presidente di Confindustria si aspetta un segnale di apertura.
Il metodo Orsini, partire da ciò che unisce
Da parte sua, Orsini ricorda i principi con cui si era candidato alla guida degli industriali: dialogo, identità, unità. La sua proposta è pragmatica: “Se su dieci punti ne condividiamo tre, cominciamo da quei tre e poi costruiamo il resto”.
Un’impostazione che strappa una battuta a Fumarola: non erano dieci i punti, ma tre. E riuscire a mettere d’accordo i tre principali sindacati non era certo un compito semplice. Il clima resta positivo, ma la posta in gioco è alta.
Contratti, welfare e casa, le priorità sul tavolo
Il leader di Confindustria cita il recente rinnovo dei metalmeccanici come esempio di responsabilità e collaborazione. Ma la partita è molto più ampia: accelerare i rinnovi contrattuali, rafforzare il welfare aziendale, affrontare seriamente il tema del piano casa per i lavoratori.
Sono argomenti che riguardano milioni di persone e che richiedono una visione integrata, non interventi episodici. Ed è proprio qui che le strade di imprese e sindacati potrebbero incontrarsi con maggiore forza, dando forma concreta a quella “responsabilità condivisa” evocata più volte durante l’incontro.
02 Dicembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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