EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Dal 17/10/2025 al 22/02/2026, presso i Musei Capitolini – Centrale Montemartini, prende forma la prima grande mostra dedicata a Maria Barosso, artista e archeologa che, con acquerelli e disegni straordinariamente accurati, documentò una Roma in profonda trasformazione.
C’è una Capitale che non esiste più, eppure continua a vivere attraverso le sue opere: un patrimonio visivo che oggi diventa memoria condivisa grazie a un percorso espositivo ricco, coinvolgente e rigorosamente ricostruito.
Una pioniera tra arte e archeologia
Nata a Torino nel 1879, Maria Barosso fu una delle prime donne a ottenere un incarico stabile presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti. Arrivò a Roma nel 1905, dove iniziò a collaborare con Giacomo Boni, allora direttore degli scavi del Foro Romano.
La sua attività univa una solida formazione scientifica a un gusto artistico raffinato: un binomio raro, che rese Barosso una testimone privilegiata delle trasformazioni urbane della città.
Una mostra che restituisce una storia nascosta
L’esposizione presenta 137 opere, tra cui circa 100 tra acquerelli, disegni e stampe conservate nei depositi della Sovrintendenza Capitolina e del Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Si affiancano prestiti del Museo Nazionale Romano, del Parco Archeologico del Colosseo, del Vicariato di Roma e della Fondazione Camillo Caetani.
Il percorso vuole riportare al centro una figura spesso sottovalutata, mostrando la sua capacità di documentare – con un linguaggio pittorico impeccabile – i cambiamenti più radicali della Capitale nel primo Novecento.
Roma tra demolizioni, scoperte e grandi cantieri
Tra le sale della mostra emergono episodi cruciali della storia urbana:
le demolizioni della Velia, lo sbancamento che aprì la strada all’attuale via dei Fori Imperiali;
la sorprendente scoperta dei templi repubblicani nell’Area Sacra di Largo Argentina;
gli interventi urbanistici che isolarono i templi del Foro Boario e del Foro Olitorio.
Grazie all’occhio dell’artista, questi momenti tornano a vivere, descritti con una combinazione di precisione filologica e sensibilità pittorica.
Il Compitum Acilium, la memoria salvata dalla mano dell’artista
Uno dei capitoli più affascinanti riguarda il Compitum Acilium, piccolo santuario dedicato ai Lari scoperto nel 1932.
L’edificio venne distrutto in pochi giorni, ma sopravvive grazie agli acquerelli e ai disegni della Barosso, che ne catturarono proporzioni e dettagli con un’accuratezza sorprendente.
Un esempio emblematico di come l’arte possa trasformarsi in strumento di conservazione quando la storia rischia di scomparire.
Affreschi, mosaici e collaborazioni internazionali
Il percorso espositivo dedica ampio spazio anche ai lavori che la Barosso realizzò nelle chiese romane coinvolte in restauri dell’epoca.
Da segnalare gli acquerelli provenienti dalla Fondazione Caetani, dedicati agli affreschi di S. Biagio, S. Maria Maggiore e alla Grotta di S. Michele Arcangelo a Ninfa.
Sono esposti inoltre i fogli eseguiti durante la collaborazione con Giacomo Boni e il grande disegno della Loggia del Priorato di Rodi, mostrato al pubblico per la prima volta.
Uno sguardo condiviso sulla città che cambia
Accanto alle opere della Barosso compaiono quelle di artisti come Mario Mafai, Eva Quagliotto e Tina Tommasini, che seppero raccontare la tensione e l’energia di una Roma sospesa tra passato e modernità.
Un dialogo visivo che aiuta a comprendere la complessità di un’epoca ricca di trasformazioni e contraddizioni.
Visite guidate, studio e approfondimenti
La mostra propone anche un ricco calendario di incontri con i curatori e con gli studiosi che hanno contribuito al catalogo.
Un modo per avvicinare il pubblico al lavoro di ricerca e per scoprire la storia della Barosso, attraverso approfondimenti narrativi dedicati ai luoghi e ai protagonisti del suo tempo.
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www.centralemontemartini.org
28 Novembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

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