EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
Il ricordo che emerge dalle pagine del libro Lasciatemi andare. Il racconto di chi gli è stato vicino fino all’ultimo giorno, edito da Edizioni San Paolo in occasione dei vent’anni dalla morte di Karol Wojtyla, non è quello di un uomo sopra le righe o fuori dal tempo, ma di un pontefice profondamente umano. La testimonianza del medico personale Renato Buzzonetti, scomparso nel 2017, offre un ritratto toccante: Giovanni Paolo II affrontava la malattia con una calma quasi disarmante, un’accettazione che nasceva da una fede incrollabile, anche nei momenti in cui l’insofferenza e il disappunto umano emergevano inevitabilmente.
Il Vaticano III e la dignità del dolore
Il Policlinico Gemelli, soprannominato “Vaticano III” dallo stesso Papa, fu spesso teatro di ricoveri e cure, ma anche luogo di testimonianza di grande dignità. Buzzonetti ricorda come, pur afflitto da sofferenze fisiche e limitazioni imposte dalla malattia, Wojtyla non si lasciasse sopraffare. Il suo atteggiamento era quello di chi considera il dolore non una sconfitta, ma parte integrante di un cammino spirituale, una via per restare vicino a chi soffre, per condividerne il peso.
Una vita segnata dalla croce fin dall’infanzia
A ricordare la lunga consuetudine del Papa con la sofferenza è anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, storico segretario e amico. La vita di Karol Wojtyla è stata marcata dalla perdita precoce dei suoi familiari e dai drammi storici che hanno lacerato la sua patria, la Polonia. Le guerre, l’occupazione nazista, il regime comunista: esperienze che hanno plasmato la sua sensibilità e il suo profondo legame con la sofferenza del popolo. Una croce personale e collettiva che egli ha sempre portato con consapevolezza e amore.
Il ricordo di Comastri e la voce del popolo
Commovente anche il contributo del cardinale Angelo Comastri, che racconta gli ultimi giorni di Giovanni Paolo II e i gesti di affetto che ne seguirono la morte. Tra questi, i messaggi lasciati dai fedeli sulla sua tomba: parole semplici e toccanti in cui si chiede la sua intercessione, si riconosce la sua santità e lo si invoca come protettore dei giovani, delle famiglie e di chi affronta la malattia o cerca la forza di perdonare.
Un’eredità spirituale che continua
A vent’anni dalla sua scomparsa, la figura di Giovanni Paolo II continua a essere punto di riferimento non solo per i credenti, ma per chiunque cerchi un esempio autentico di come affrontare le prove della vita con dignità, serenità e fede. Il libro raccoglie memorie preziose, intime e sincere, che restituiscono non l’icona, ma l’uomo, il pastore, il fratello nella sofferenza.
Un pontefice vicino ai cuori
L’immagine che rimane impressa è quella di un uomo che ha saputo parlare al mondo attraverso il silenzio del dolore accettato, della fragilità vissuta con coraggio, della fede che non nega la fatica ma la trasforma in amore. Un’eredità che continua a parlare, a consolare, a ispirare.
03 Aprile 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi
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