EDITORIALE DELLA FONDAZIONE
C’è un momento, nella vita come nell’arte, in cui tutto sembra sospeso. È proprio da questa tensione che nasce L’Incrocio di Vallefredda, l’opera di Giulia Mangoni al centro della mostra internazionale Pittura Italiana Oggi, dedicata agli artisti under 35 e promossa dal Ministero degli Affari Esteri. Dopo Buenos Aires, l’esposizione approda a Brasilia, negli spazi iconici del Museo Nazionale della Repubblica, portando con sé un racconto che intreccia territori, simboli e scelte esistenziali.
Un dipinto come luogo di passaggio
Al centro della tela c’è un giovane uomo fermo a un incrocio, fisico e simbolico. Non è solo una scena narrativa, ma un dispositivo visivo che parla di possibilità, esitazioni e strade alternative. L’incrocio diventa uno spazio mentale, carico di energia, dove ogni direzione rappresenta un futuro possibile. La pittura si fa racconto di un bivio universale, riconoscibile a ogni latitudine.
Animali totemici e destini possibili
Intorno al protagonista compaiono figure animali, presenze totemiche che suggeriscono cammini diversi. Sono metafore visive delle cosiddette sliding doors, quelle scelte minime che cambiano il corso di una vita. In basso, quasi nascosta, appare l’immagine di un anziano: un presagio silenzioso, il riflesso di ciò che potrebbe accadere se una decisione venisse presa senza consapevolezza. Come spiega l’artista, “nell’incrocio si aprono molteplici destini”.
La Ciociaria come terra di confine
Il protagonista vive in una zona di frontiera tra Lazio e Umbria, la Ciociaria, territorio scelto da Mangoni come luogo di vita e di ispirazione. Qui la pittura restituisce dignità poetica a un’area spesso marginalizzata, trasformandola in scenario mitico. La provincia diventa centro narrativo, caricata di simboli e identità, in un dialogo sorprendente con l’immaginario sudamericano.
Brasilia, musica e immaginari del Sud
Per la tappa brasiliana, l’opera si arricchisce di nuove influenze. Le musiche del Nordest, come Forrò e Frevo, la storia dei cangaceiros e l’eco dei banditi del sertão entrano nella composizione visiva. A tutto questo si somma l’estetica degli spaghetti western, girati spesso proprio in Ciociaria ma ambientati in terre lontane. Un cortocircuito culturale che rende il dipinto un vero viaggio transnazionale.
Il cowboy ciociaro e il mito del western
Mangoni immagina un cowboy ciociaro, una figura ibrida che richiama il brigante dell’Italia meridionale dell’Ottocento e allo stesso tempo smonta il mito classico del western. In questa sovrapposizione emergono riflessioni sulla mascolinità, sulla frontiera e sul rapporto con l’altro. La pittura diventa strumento critico, capace di interrogare la colonizzazione e i rapporti di potere tra uomo, natura e popoli preesistenti.
Un’opera in movimento, come le scelte che racconta
L’Incrocio di Vallefredda non è un’opera statica: cambia, si adatta, dialoga con i luoghi che la ospitano. Dopo Brasilia, il viaggio continuerà verso Rio de Janeiro e Città del Messico. Come l’incrocio che rappresenta, anche il dipinto resta aperto, disponibile a nuove letture. Un’opera che non offre risposte, ma invita a fermarsi e scegliere.
15 Dicembre 2025 © Redazione PANTAREI Fondazione Premio Antonio Biondi

Direttore responsabile Luigi Canali
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
Fondazione terzo settore
C.F. 92088700601
segreteria@
IBAN:
IT18I0529714801CC1030072196
BIC: BPFRIT3FXXX
editoriale in collaborazione con
Centro studi su innovazione,
comunicazione ed etica.
meno carta più ambiente, una scelta sostenibile
Fondazione Premio Antonio Biondi
Via Garibaldi 34
03017 Morolo (FR)
Fondazione terzo settore
C.F. 92088700601
segreteria@fondazionepremioantoniobiondi.it
Fondazione iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore - RUNTS Lazio
Privacy & Cookie Policy
© Fondazione Premio Antonio Biondi. Tutti i diritti sono riservati.
Credit grippiassociati ICT Creative